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(Vini del Piemonte) un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via

Puntuale come da promessa ricevo venerdì mattina la winebox dei vini del Piemonte. Non avendo voluto partecipare al Focus Group del mese per non rovinarmi la sorpresa, sballo l’imballo con una certa curiosità.

Eccoli davanti a me:
con un tris del genere mi affretto subito ad organizzare la tanto attesa cena a tema regionale, con una coppia di amici gastronauti di tutto rispetto.

Bera Brut Alta Langa DOCG
Wow! Non capisco davvero cosa ci sia da invidiare ai blasonati francesi!
Un meraviglioso metodo classico a base di Chardonnay e Pinot nero che riposa sui lieviti per ben quattro anni.

Accolgo i miei ospiti con una entreè di semplice pastasfoglia e un bicchiere di questa meraviglia.
Basta un sorso e il suo perlage fine e continuo convince subito tutti. Elegante, sapido, con note di fiori bianchi e fieno secco, di frutta non tostata e agrumi in evidenza.
 Al palato è lungo e persistente, vitale ma ben equilibrato. Chiude con l’ammiccante sapidità che ti invita ad un secondo bicchiere.

Abbino come primo piatto gnocchi alla romana. Non fatevi ingannare dal nome, di romano questi gnocchi hanno davvero ben poco! L’abbondante presenza di burro riporta più alla tradizione della regione settentrionale, ma la disputa resta ancora aperta. Lasciamo quindi da parte questo piatto di incerta attribuzione per soffermarci piuttosto sul Barbaresco Basarin 2005 di Adriano che ho deciso di abbinare.

Colore intenso, propone note floreali e speziate, equilibrato, quasi troppo aristocratico per questo piatto della tradizione popolare. Ogni sorso mi ricorda Anguilla, il protagonista de “la luna e il falò” di Pavese, il suo desiderio di avventura, la gioia della scoperta.

In questo vino emerge forte il sapore della miglior tradizione enoica italiana, sa di favole raccontate dai vecchi davanti al fuoco, di sconfitte che si superano e di conquiste che si ricordano.
Sa di gente che ti aspetta.

«Un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».

E mentre la mia piacevole serata continua disquisendo di libri, vini e viaggi chiudo in bellezza con una Barbera La Soprana. La Barbera è uno dei rari vini che si fanno chiamare “al femminile” (l’articolo maschile si riferisce al vitigno) un vezzo simpatico e decisamente distintivo.

Dopo mezzanotte siamo ancora attorno al tavolo a prometterci di rileggere Pavese e di incontrarci presto. E’ proprio vero, nonostante stiamo diventando tutti sempre più metropolitani, guardiamo con un pò di nostalgia alla campagna.

«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via»,

come ci ricorda il buon Anguilla.

 

(per conto di decantour.it)

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