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Verona – Bogotà: unmilioneduecentomilalire

Decisi di partire all’improvviso. Mi licenziai dal mio primo lavoro da segretaria part-time consapevole che a 21 anni appena fatti, era troppo presto per decidere cosa fare della mia vita.

ritirai la mia buona uscita: unmilioneduecentomilalire… che nel 1996 erano un sacco di soldi.

Uscii di casa sola. Mi fermai a parlare con un conoscente. Partiva per la Colombia, lui.
Non feci molte domande, dissi solo, a quest’uomo pelato, più grande di me che conosceva lo spagnolo: “Posso venire?” non mi chiese da chi o da cosa stessi fuggendo. mi rispose solo: “Basta che non rompi!”

Verona 1996Il volo Verona-Bogotà costava 1.200.000 lire e io li avevo.

Quella sera conobbi la mia voglia di viaggiare. quella sera incontrai il mio compagno di merende,  l’amico del cuore, la persona di cui mi potrò fidare sempre e che, il giorno che mi deluderà, mi farà soffrire.

Nel 1996 la Colombia era un posto pericoloso, con il più alto tasso di omicidi al mondo, quasi 70 al giorno. I ragazzi uccidevano anche per soli 20 dollari. Il narcotraffico era al suo apice, la polizia corrotta, il turismo poco e spesso più interessato alla droga che alla cultura del paese.

Io della Colombia non sapevo nulla. Sapevo della cocaina e di Gabriel Garcia Marquez. Sapevo che c’era il sole e che non avrei trovato Macondo, ma partii alla ricerca dell’ironia amara raccontata in quel libro.*

All’epoca pesavo poco meno di 40 kg. una brutta delusione mi aveva fatto cambiare opinione sulla morte, sul mondo e sulla gente. Non avevo paura di nulla ed ero alla ricerca di adrenalina.

C’era una stella sola e limpida nel cielo color di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.

devo dirlo, la Colombia non mi ha deluso dal punto di vista delle scariche di adrenalina.

Sui monti di Medellin lungo il tragitto che ci avrebbe diretto a Cali, il nostro autobus fu assalito da una banda di guerriglieri che ci costrinse a tornare indietro (era il periodo di Natale e  Cali ci sarebbero stati grandi festeggiamenti. Scoprimmo poi che eravamo sulla rotta dei narcotrafficanti);

Nelle città, ragazzini travestiti da poliziotti (o meglio poliziotti poco più che ragazzini), ci lanciavano dietro grossi rotwailler marroni, solo per il gusto di vedere le nostre facce preoccupate;

gli spacciatori sotto casa ci infilavano la droga nelle tasche … tante piccole stranezze che non hanno scalfito il nostro buonumore e non hanno rovinato i ricordi:

Bogotà e il suo splendido museo dell’oro; l’ospitalità di Laura, una ragazza colombiana

Cartagena 1996

che amava l’Italia al punto di mettere a nostra completa disposizione la sua casa ; la bellezza coloniale di Cartagena, con il suo clima mite, il vento caldo e la luce tipica delle città affacciate sul mare.

Qui, per una serie di fortunate coincidenze, fummo ospiti nella casa di un noto mercante d’antiquariato, che non ci fece mai entrare nell’abitazione ma ci ospitò nel suo giardino tropicale, offrendoci frutta e dolci coloratissimi.

Barranquilla e Santa Marta, due città poverissime che oggi hanno completamente dimenticato il loro passato di miseria.

Barranquilla - 1996

Assalto al camion
Assalto al camion

Fino all’isola di Sant’Andreas.
Ci arrivammo l’ultimo dell’anno.
Sant'Andres 1996L’isola è talmente piccola che si poteva girare tranquillamente con una macchinina semi-elettrica. Ne affittammo una: caricammo degli autostoppisti che si rivelarono essere i guardiani del delfinario. Avevano bisogno d’aiuto per salvare un animale in difficoltà. (Tutto il delfinario a dire il vero non se la passava proprio bene!). sta di fatto che passammo il pomeriggio nell’acquario a spalmare crema nivea sui delfini.

Delfinario Sant'Adres 1996

Alla sera, dopo la comida corriente servita per strada, ci invitarono ad una festa. Un chiosco sulla spiaggia stava mettendo musica reggae – una benedizione dopo ore di musica caraibica ovunque. Qualcuno avvertì il titolare che c’erano degli italiani e … boom… Il dj passa i Pitura Freska!

I Pitura Freska erano a malapena conosciuti in Italia (forse non avevano fatto ancora Sanremo?) figuartevi lo stupore nel sentirli in sudamerica!

Lì conoscemmo Massimiliano, un emiliano che aveva realizzato il suo sogno: aprire un baretto sulla spiaggia in un posto tropicale. Massimiliano non aveva la smania di fare i soldi, e nemmeno tanta voglia di lavorare, aveva un chiringuito per le persone del posto, dove  serviva solo birra. Mi diede due lime, una bottiglia di gin e mi disse: “preparatelo da te il gin lemon!”

Fu il miglior capodanno di sempre. ballammo tutta notte con donne, uomini, anziani e bambini – qualsiasi tipo di musica, fino a mattina, quando … mi ritrovai con uno spazzolone in mano ad aiutare a pulire.

Facebook non c’era all’epoca, quindi di Massimiliano non ne so più nulla, ma gli auguro di avere ancora oggi quella vita lenta e serena.

Il mio viaggio dalla Colombia si concluse con una minuziosa perquisa in aeroporto … ma diciamo la verità, chi non avrebbe fermato dei tipi così?

Bogotà - 1997

«Non c’è medicina che guarisca quello che non guarisce la felicità».

*Cent’anni di solitudine

2 thoughts on “Verona – Bogotà: unmilioneduecentomilalire

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