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Venezia: i primati che non t’aspetti

Prendi un caldo pomeriggio estivo, confonditi tra le calli dei sestrieri, allontanati dall’orda dei turisti e scopri verità e leggende di Venezia, troppo spesso ignorate dai veneti stessi.
Rapidamente, come un elenco puntato, ti accompagno in un viaggio parallelo, alla scoperta dei Guiness e dei primati conquistati dalla città più visitata al mondo.

Venezia, una città di primati.

  • Era il 1638 e Venezia ospitava già il primo la prima casa da gioco pubblica.
    Si chiamava “ridotto grande il più antico casinò del mondo, costruito da Marco Dandolo, e oggi inglobato nell’affascinante Hotel Monaco, calle Valarezzo, proprio nei pressi di Piazza San Marco.

Magari andava anche qui il Casanova, prima di compiere i suoi misfatti amorosi (ne racconta di curiosi l’Osteria Do Spade, l’osteria più antica d’Italia)

  • Oppure ci andava dopo una sosta nel al Caffè Florian, più caffè più antico d’Italia.
    Dal 1720, sotto l’occhio vigile del “paron de casa” (così i veneziani chiamano il Campanile di San Marco), in questo locale si sono ritrovati i più illuminati letterati dell’epoca.

Ma non solo in tema di goliardia, Venezia detiene primati. Anche di l’arte vuole i suoi riconoscimenti. Tralasciando i classici ben noti a tutti, dedico la mia attenzione

  • alla tela dipinta più grande del mondo.
    Si tratta del Martirio e la Gloria di San Pantaleone: 443 mq. dipinti in 24 anni da Gian Antonio Fumiani.
    Che sia un’opera maestosa lo dicono le dimensioni. Ma a renderla straordinaria e la rappresentazione delle centinaia di personaggi che popolano la scena, muovendosi in uno spazio tridimensionale che confonde l’architettura reale con la struttura rappresentata.
    Un uso magistrale della prospettiva per un’opera troppo spesso ignorata.
    Colpa forse della ridotte dimensioni e della facciata anonima della chiesa di San Pantaleone che la ospita.
venezia chiesa di san pantaleone
© wikipedia
  • Anche il primo processo sulla libertà di espressione ha Venezia sulla sfondo.
    Nel 1573 i monaci di San Zenipolo commissionarono a Paolo Veronese l’Ultima Cena di Cristo per sostituire un dipinto del Tiepolo andato distrutto nella Basilica di SS. Giovani e Paolo.
    L’autore affrontò l’opera con grande attualità, popolando la scena di nani, lanzichenecchi e altri personaggi che non furono apprezzati dai committenti.
    Davanti alla Santa Inquisizione, l’artista si appellò alla libertà delle creazioni artistiche, che, andava considerata al pari dei poeti e dei folli.
    Il Veronese si vide costretto a sostituire l’opera a sua spese e a modificarne il titolo. Oggi La cena a Casa di Levi (così venne ribattezzata) si può ammirare alle gallerie dell’Accademia.
venezia veronese
© wikipedia

Abbandoniamo l’arte un attimo per un primato tutto locale.

  • La calle più stretta di Venezia è larga solo 53 cm. e si trova in Calle Varisco.
    Si trova a metà strada tra Fondamenta Nove (San Canciano) e il Ponte di Rialto e non sempre è segnalata sulle cartine.
    per trovarla, meglio dirigersi verso il sestriere di Cannaregio e chiedere informazioni.
    Inutile dire che non è una via di passaggio, dato che è cieca – termina sul rio dei SS. Apostoli – e incredibilmente stretta, ma offre l’occasione di ammirare gli archi che la sormontano, retaggio di antiche proprietà e legami di parentela.

Passeggiando per Venezia: altri itinerari da vedere

  • Tutti amiamo le gondole, ma l’emozione di vederne la sua costruzione non ha equali.
    Passeggiate per lo squero di San Trovaso per scoprire tutti i segreti dei maestri artigiani nell’uso della “squara” – lo strumento di lavoro.

    gondole di venezia
    © Alois Wonaschuetz
  • Se siamo tutti viaggiatori, un pò dobbiamo ringraziare Marco Polo.
    La sua casa d’infanzia
     è oggi il Teatro Malibran, in Calle Morosini
  • San Servolo, ospita il museo della follia. Manicomio di Venezia fino alla fine del 1700, oggi inorridisce per la presenza di immagini di cervelli umani e strumenti di detenzione forzata
  • San Lazzaro degli Armeni, un tempo rifugio dei malati di lebbra, merita una visita per la splendida biblioteca circolare che custodisce oltre 4000 libri. La chiesa si visita solo su prenotazione.

biblioteca circolare venezia

  • Forte Marghera, fulcro della Resistenza contro l’impero austro-ungarico durante i moti del 1848-49, oggi è un vivacissimo centro sociale, dove ascoltare concerti, mangiare qualcosa e bere ottima birra

forte austriaco venezia marghera

Tra miti e leggende: la Venezia da scoprire

  • Il nascondiglio del Sacro Graal
    A San Pietro di Castello, nell’isola di Olivolo, è custodito il trono di San Pietro, un sedile in pietra decorato con motivi floreali arabi e versetti del Corano. Il sedile, usato da San Pietro durante la sua permanenza in Turchia, sembra sia stato per anni il nascondiglio del Sacro Graal.
  • Gli anelli della gogna
    Capita, passeggiando per Ponte San Canzian (San Canciano), di sentire i veneziani battere due anelli posti in alto su una colonna, in segno di buonasorte. La storia insegna che questi erano gli anelli da gogna con cui, la Serenissima attaccava i corpi macellati dei giustiziati, accusati di crimini efferati.
    Ogni sestriere aveva il proprio “cason” (prigione): in Campiello de la Cason, per esempio, si trovano anelli simili utilizzati per attaccare i piccoli criminali.
  • La leggenda dei merletti di Burano

i merletti di burano

L’opera artigianale più famosa di Burano, i merletti, nasconde una romantica leggenda: un pescatore, promesso sposo ad una giovane fanciulla dell’isola, durante un’uscita in mare venne tentato dal canto delle sirene. Il giovane resistette al dolce suono, e la regina delle sirene, affascinata da tanta fedeltà, colpì con la coda il fianco della sua barca. La schiuma emersa dal movimento dell’acqua si trasformò in un preziosissimo velo nuziale per la sua promessa sposa. Arrivato il giorno delle nozze, la ragazza fu ammirata ed invidiata da tutte le giovani dell’isola, dando il via ad una sorta di competizione che impegna ancora oggi le giovani ad imitare il disegno donato dalla sirena, utilizzando ago e filo sempre più sottili, nella speranza di creare un ricamo ancora più bello per i propri abiti da sposa.

Grazie ad Alberto Toso Fei per i suoi libri, la sua curiosità e la passione.

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