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Una giornata regalata.

20140305-204641.jpgOggi a due anni dall’inizio da l’ennesimo inutile blog, internet ha scelto di non funzionare.
“poco male,”ho pensato “non lavorerò!”
Qui nasce il dilemma: si può trarre gioia da una giornata improduttiva?

Il fatto è che il mondo si divide in categorie.
Quella che mi attanaglia da qualche anno è riferita al lavoro.

ci sono quelli che il lavoro non ce l’hanno.
lo desiderano, lo vogliono, accusano la mancanza di produttività di tutti i loro disagi e mali

ci sono quelli che il lavoro se lo sono scelto
ci hanno creduto e lo hanno ottenuto.
hanno studiato, sudato, razzolato, predicato e lo hanno ottenuto scegliendo qualche compromesso (che però non pesa sulla coscienza).

ci sono quelli che il proprio lavoro lo sopportano
lo fanno per lo stipendio, per la paura della crisi, perché hanno una famiglia da mantenere, perché altrimenti non saprebbero cosa fare.
Diciamo che ci sopravvivono, non ci pensano, non ci soffrono… se la fanno passare.

e poi ci sono quelli come me.
io il lavoro me lo sono scelto.
me lo sono studiato, sudato e conquistato.
ma… lo odio.
il primo pensiero del mattino è di preoccupazione. Vera, pura, vomito.

40 anni, donna e senza figli e con un passato da imprenditore.
praticamente inriassumibile

ma io davvero lo odio perché per qualche assurdo motivo sono entrata in un sistema che non era quello per cui ho iniziato.
In cui la creatività non c’entra più.

e io che faccio? Nulla
(E allora penso) io mollo tutto!

se non ho fatto i soldi i primi 10 anni non li farò di certo nei secondi.
(E allora penso) io mollo tutto!

Fanculo.
Fanculo a tutti. A me che scrivo queste idiozie e a te che le leggi.
Fanculo a quelli che pensano che sono solo viziata, che ”
averla la fortuna che hai tu”

Fanculo.
perché non lo sai cosa vuol dire stare nelle mie scarpe. e nemmeno le notti insonni a trovare una soluzione.

e poi chi lo ha detto che non si può vivere di niente.
chi lo ha detto che devo per forza possedere.
chi lo ha detto che devo lavorare.

Fanculo.

Era un lavoro impossibile, come tanti altri.
Ti ammazzavi di fatica e avresti voluto andartene, poi la fatica aumentava e ti dimenticavi di andartene, e i minuti non passavano mai, e ti sembrava di vivere intrappolato dentro un unico minuto, senza speranza, senza via di scampo, troppo inebetito per tagliare la corda e senza un posto dove rifugiarti se anche l’avessi fatto.

4 thoughts on “Una giornata regalata.

  1. Pingback: mound

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