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Nepal, il ricordo di un sorriso

Non ho mai programmato quel viaggio in Nepal.

wpid-wp-1430242455078.jpegEra settembre del 2000, avevo in tasca un biglietto per l’India e la speranza di raggiungere il Tibet, unico stato che concedeva senza troppe domande i visti per la Cina.

Il Nepal sarebbe stata la tappa obbligata per iniziare il mio trekking. Ci sarei dovuta rimanere pochi giorni, ma poi, come spesso mi capita, fu un bambino a farmi cambiare idea.

Aveva 5 o 6 anni al massimo e parlava benissimo in italiano.

lo aveva imparato seguendo le troupe de “Il Piccolo Buddha” di Bertolucci mentre giravano le scene del film tra Katmandu e Pokara.

Si mise a chiacchierare con me per mostrarmi quanto fosse capace e, quando insistetti per comperargli delle caramelle, mi disse “non voglio niente. io ho già tutto!”

Ora non ho foto da mostrarvi per farvi capire che palesemente non poteva avere tutto, che le sue vesti erano logore e il suo viso sporco.

Dovetti insistere per fargli accettare un regalo, allora mi disse “se posso scegliere, prendo il latte per mia sorella”.

Mi accompagnò dal venditore di latte in polvere e acquistai il sacco più grande di tutto il baracchino. Nonostante il venditore lo incalzasse per farmi comprare altri dolcetti, lui, fiero, non volle altro.

Mi lasciò poco dopo per correre a casa, a portare il frutto del suo “parlare italiano”

Capisci quando un bimbo è illuminato da queste piccole cose qui, quando a distanza di 20anni a raccontarle ti si accappona la pelle.

E oggi, mentre vedo le immagini terribili del terremoto che ha distrutto un popolo così, non posso che pensare a quel piccolo angelo, oggi poco più che ventenne, e augurarmi che, almeno con lui, la vita sia stata giusta.

Quando io andai in Nepal ….

c’erano un sacco di cose che da oggi in poi non ci saranno più.

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