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Marrone

(a Leda)

Eppure era una brava persona.

Aveva l’andatura tipica di chi non crede di avere diritto a proiettarsi sui muri e quell’odore misto di nebbia e cane bagnato. Aveva gli occhi scuri, come braci spente sui falò d’agosto, e una voce roca, puzzolente di mille sigarette arrotolate e bramosa di averne ancora una. Aveva tanti capelli ricci in una testa piena di pensieri, che sputava camminando al vento, in un panorama in cui non volano alisei.

Aveva la pelle bella, disegnata dai segni del tempo, levigata come pietra di fiume.

La trovarono un dì inerme in un garage. Arrotolata in un maglione di lana grossa. Marrone, come descriveva in un taccuino la fine della sua vita.

Marrone come il cane che l’amava e come la terra che la stava ad attendere.

Era una brava persona, dissero tutti.

La conoscevano in tanti ma non la videro mai. Poi il silenzio l’avvolse e la sua vita fu.

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