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La Francese

Diario di un randagio per bene
La Francese

La Francese

“Rasente al muro mi noteranno di meno” penso mentre cammino piano su una strada di campagna. “C’è un supermercato poco vicino e se ci arrivo presto, posso riuscire ad accaparrarmi il posto migliore, vicino ai macellai.”

Cammino piano, annusando tutti i piedi che hanno calpestato questo marcipiede qui.
Ha piovuto per giorni, gli odori sono lontani.
Ma ancora più lontano è il mio cuore. Niente di tutto questo mi è familiare, anche se ormai è qualche mese che giro qui attorno.
Gatti randagi, chihuahua profumati da padroni viziati, passi veloci. Ecco di cosa sa questo marciapiede. Ah, fossi nato chihuahua!

Ma non lo sono. Sono tanti cani insieme.
La mia mamma, quella si era un bell’animale.
Snella, alta, fiera. La Francese, la chiamavano, perché sembra che fosse venuta da un posto chiamato così.

Di lei ricordo il tartufo umido, che usava per farmi spazio tra i miei fratelli e porgermi quel che restava delle sue tette stanche.
Ciucciavo quel latte povero, caldo e schietto, mentre mi leccava il pelo. Che poi chissà perché lo chiamano tartufo il naso dei cani?Dicono perché assomiglia ad un cibo pregiato per gli uomini, che altro non è che una pallina nascosta sottoterra che puzza tanto.

Io i tartufi li odio: non li ho mai saputi trovare e per questo sono costretto a questa vita randagia.
Avevo ancora la bocca di latte quando delle mani grosse mi ficcavano sotto al naso queste cose puzzolenti costringendomi a cercarli in un bosco.
Ma io nel bosco avvertivo tanti altri odori – erba, animali, libertà – , ma il tartufo no, non lo sentivo proprio!

La Francese se ne andò un giorno, senza spiegazioni
non basta essere forte” mi disse “devi essere il migliore” !
Non so bene cosa intendesse, ma adesso, quando la notte scende e ho paura, lo ululo alla luna come un mantra, aspettando che il sonno sopraggiunga.

Di certo sarei meno fifone se non mi avessero sparato addosso.
Sparato, si. Come nelle guerre che si vedono nei film.
Forse per questo sono tanto veloce.

Dato che somigliavo sempre più alla Francese, mi dissero che sarei stato buono per la caccia, ma che dovevo essere ammaestrato.

Nessuna gentilezza nei gesti di quell’omone panciuto, con la barba lunga e il cappello sulla testa, che mi prese senza gioia e mi lanciò dentro il baule di una Panda Rossa sgarruppata.

(to be continued …)
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